Moda

Quando ti vesti per te stessa

C’è qualcosa di profondamente affascinante che accade quando una donna smette di preoccuparsi troppo dell’approvazione altrui e inizia a vestirsi soltanto per sé stessa. Nel decennio argentato che va dai 40 ai 50, iniziamo a sorridere in compagnia di piccole rughette che, se siamo diventate adulte regolarmente, diventano le amiche da manhattan drink, quelle con lo sguardo ironico che le parole non servono. In questo decennio se pensiamo bene, vivremo di rendita fino ai 90:   il primo passetto riguarda il lasciar andare l’ossessione del giudizio esterno mentre iniziamo ad apprezzare profondamente ogni angolo della nostra interiorità.

Diventando più consapevole, libera e sicura, nell’armadio queste donne, cercano altro. Anche lo sguardo alle passerelle cambia e vaga alla ricerca di qualcosa che non si vede perchè segreto ( o tabù) ma che vogliono esprimere.

Nelle passerelle dell’ultima Fashion Week di Milano alcune maison, forse perchè guidate da donne, hanno raccontato un nuovo scenario della moda, una moda che si sta spostando dall’esterno all’interno, dal voler impressionare al voler esprimere. Un nuovo stile, mi pare, che lascia spazio al desiderio personale, che racconta la complessità di una sensualità vissuta in maniera profonda, elegante e sottilmente erotica.

Non c’è spazio per cliché e provocazioni scontate, perché la seduzione diventa più matura, sofisticata e, per questo, molto più potente.

Questa svolta, è evidente, non è inedita perchè la storia della moda è piena di esempi di stilisti che hanno anticipato o sostenuto un simile cambiamento. Basti pensare al minimalismo degli anni ’90 firmato da Jil Sander o dall’illuminata Miuccia Prada, che hanno vestito donne capaci di un’eleganza austera e profondamente sensuale. Prima ancora, negli anni ’70, lo smoking femminile di YvesSaint Laurent aveva già raccontato una donna che rivendicava con orgoglio la propria maturità emotiva, capace di sedurre senza svelarsi troppo, consapevole del proprio fascino nascosto e del proprio valore oltre le convenzioni sociali.

Anche Diane von Fürstenberg con il suo wrap dress ha introdotto negli anni ’70 una sensualità comoda, fluida, perfetta per donne consapevoli, libere da vincoli e stereotipi, finalmente in armonia con se stesse. E, andando ancora più indietro, c’è la rivoluzionaria Coco Chanel, che già negli anni ’20 aveva intuito che la vera eleganza femminile nasce dal comfort e dall’autenticità, regalando alle donne una libertà mai provata prima.

Oggi questa tradizione viene ripresa da stilisti come Phoebe Philo (ndr Céline) che ha rivoluzionato il concetto di “vestirsi bene” facendo leva sull’interiorità femminile più che sull’apparenza. Allo stesso modo, il lavoro di Chemena Kamali per Chloé e quello di Maryam Nassir Zadeh propongono una donna adulta che gioca con una sensualità sottile e mai ostentata, capace di emergere con naturalezza anche nei momenti più quotidiani.

La moda insomma, a guardare bene, è una questione “politica” nei diritti di genere e lo dichiara sottilmente nel gioco sofisticato di equilibrio tra desiderio personale e libertà espressiva, con la consapevolezza che il vero sitle non sta più nell’apparire perfetta, ma nell’essere profondamente, irresistibilmente, autentica.

Grazia D

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