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Quel seno che l’algoritmo non vuole vedere

In occasione del 4 febbraio, Giornata Mondiale contro il Cancro, i riflettori si accendono su prevenzione, terapie e fondi per la ricerca. Tuttavia, nelle stesse piattaforme social in cui le persone spesso fruiscono di informazioni di supporto medico, moltissimi contenuti sulla salute femminile vengono sistematicamente oscurati, scomparendo dai feed proprio quando potrebbero salvarci la vita. È il fenomeno dello «shadowban»: il post resta online, ma la sua visibilità viene limitata all'insaputa dell'autore.

Il paradosso è che se il web pullula di corpi ipersessualizzati, un tutorial sull’autopalpazione del seno può essere identificato e rimosso come materiale pornografico. Viene quindi spontaneo chiedersi: perché un seno è tollerato quando serve a promuovere un reggiseno, ma diventa un problema se mostrato per spiegare come individuare un nodulo?

Questa censura nasce dall’azione degli algoritmi di controllo automatico delle piattaforme che, invece di basarsi su parametri scientifici, riflettono un sistema intriso di bias culturali. Il paradosso si fa ancora più evidente quando termini anatomici come  "autopalpazione", "vagina", "vulva" o "mestruazioni" vengono bloccati, mentre le pubblicità sulla salute sessuale maschile e le immagini ipersessualizzate del corpo femminile circolano senza ostacoli.

L’inefficacia di questi filtri è tale da aver richiesto più volte l’intervento dell’Oversight Board di Meta, che ha dovuto imporre il ripristino di intere campagne contro il tumore al seno rimosse ingiustamente perché scambiate per contenuti inappropriati.

Come sottolineato dalla Columbia Global Freedom of Expression, siamo di fronte a una sistematica limitazione del diritto all’informazione che mina la libertà di scelta e la salute di milioni di donne.

Tale distorsione ha spinto il settore a passare all'azione legale. Nel marzo 2025, sei startup europee del femtech hanno presentato un reclamo formale alla Commissione Europea invocando il Digital Services Act. L'accusa verso i colossi come Meta, Google e TikTok è quella di applicare regole che discriminano la salute delle donne, penalizzando parole chiave necessarie alla prevenzione mentre si tollerano contenuti analoghi per l'universo maschile.

Quest’anno, la Giornata Mondiale contro il Cancro ha scelto il tema «United by Unique», per sensibilizzare i sistemi sanitari e le istituzioni al riconoscimento dell’unicità di ogni esperienza di malattia. Ma se le piattaforme continuano a silenziare le campagne di prevenzione e i contenuti educativi sul corpo femminile, quella promessa resta monca.

Non si può personalizzare la cura se, prima ancora, si impedisce di nominare parti del proprio corpo e di accedere a informazioni che possono fare la differenza, soprattutto per i più giovani, per i quali i social sono spesso la prima porta d’ingresso – se non l’unica – ai contenuti sulla salute.

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