La risposta a questa domanda è “troppo”.
E’ questo quello che emerge dalla ricerca condotta dal Web Summit sullo stato dell’equità di genere nel settore tecnologico nel 2025.
Spoiler: Non siete voi a dover lavorare più duramente.
Un anno di contrasti – Se vi siete sentite in un perenne stato di contrasto quest’anno, beh, sappiate che non siete sole. Il panorama tecnologico del 2025 è pieno di progressi innegabili: la fiducia nel raggiungere posizioni di leadership è in crescita—oltre l’81% di noi si sente pronta per questi ruoli—e l’Intelligenza Artificiale è ormai uno strumento quotidiano per oltre il 77% di noi, che lo usa per lavorare in modo più intelligente e risparmiare tempo. La tecnologia può alleggerire il carico e aiutare il nostro equilibrio tra lavoro e vita privata, il cosiddetto work–life balance. Eppure, dietro questa facciata di efficienza e fiducia, i dati ci raccontano una storia di profonda frustrazione.
Se dovessimo riassumere l’anno in una frase, sarebbe questa, riportata dalla comunità di donne che ha partecipato alla survey: “Per essere prese sul serio, dobbiamo sovraperformare. Gli errori non sono tollerati allo stesso modo”. Questo è il costo invisibile del progresso nella riduzione del gender gap.
Il peso emotivo – Quando è uscito il libro “Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano” dell’autrice francese “Emma”, sembrò tutto più facile: bastava avere consapevolezza del carico mentale e le cose sarebbero cambiate. E invece no.
Dal report del Web Summit di quest’anno emerge infatti quanto il carico emotivo stia aumentando. Anzitutto 8 donne su 10 si sentono costrette a lavorare più duramente per dimostrare il proprio valore a causa del loro genere. Non è un fallimento individuale; è la risposta logica a un ambiente che ancora tollera il sessismo quotidiano. Quasi la metà di noi ha subito “sessismo” o “bias” negli ultimi 12 mesi. Ebbene si, siamo ancora interrotte nelle riunioni, le nostre idee vengono liquidate, o la nostra “expertise” viene messa in discussione, e questo “sessismo quotidiano” è dannoso quanto la discriminazione diretta.
Ma c’è una seconda pressione ancora più pesante: la famosa “scelta tra carriera e famiglia”. Più della metà delle intervistate, per l’esattezza il 56,5%, sente di essere costretta a fare questa scelta, con un aumento significativo rispetto all’anno scorso. Ci sentiamo dire che dobbiamo interrompere la nostra carriera per fare sacrifici per la famiglia, e poi non troviamo percorsi e supporti adeguati per rientrare al lavoro.
Una considerazione retorica è necessaria a questo proposito: se riteniamo di promuovere la “parità”, ma il 56,5% delle donne sente di dover scegliere tra il vostro ufficio e i propri figli, non stiamo misurando l’inclusione, stiamo misurando il sacrificio. Quando inizieremo a considerare il supporto per l’infanzia, il congedo parentale, e i programmi di rientro al lavoro come priorità critiche aziendali, e non come accessori opzionali?
La politica conservatrice come barriera strutturale – Oggi, il 60% di noi crede che l’equilibrio di genere nella tecnologia stia peggiorando. Questo pessimismo è direttamente collegato a un clima politico e culturale più conservatore. Quasi il 56% ritiene che gli sviluppi geopolitici recenti stiano avendo un impatto negativo sull’equità, spesso a causa della riduzione o cancellazione silenziosa degli sforzi di Diversity, Equity, and Inclusion (DEI). Per alcune, la responsabilità di questo declino è della guerra economica, che limita i finanziamenti per le iniziative di miglioramento delle competenze delle donne.
In questo contesto, emerge, ovviamente, la sfida dell’intelligenza artificiale. Sì, l’AI ci offre la possibilità di snellire il lavoro di routine e migliorare il nostro equilibrio vita-lavoro. Ma una donna su quattro rimane cauta. Sappiamo che se i modelli di AI sono addestrati su dati distorti e su norme dominate dagli uomini, possono “involontariamente” rafforzare le disuguaglianze esistenti. A tale proposito, riporto l’ interessante l’esempio presente nel report di un sistema di reclutamento che penalizzava i curricula che menzionavano le donne.
Anche qui, ho una domanda provocatoria per i decisori e i professionisti dell’intelligenza artificiale. Siete ossessionati dall’ottimizzazione e dalla “clean data”. Ma, mi domando, quanto vi state sforzando per eliminare i “bias” dagli algoritmi ed evitare di automatizzare i nostri pregiudizi storici?
Non è sufficiente costruire un sistema efficiente; dobbiamo assicurarci di non acccelerare l’ingiustizia.
La comunità come soluzione – Il progresso non può essere lasciato al caso. Se governi e industria non stanno facendo abbastanza, allora la risposta si trova dove le donne si stanno già dirigendo: nella comunità.
Questo è il dato forse più interessante del report. E dal quale possiamo e dobbiamo trarre la forza: l’interesse per le iniziative e il networking focalizzati sulle donne nella tecnologia è aumentato, nell’ultimo decennio, per quasi i due terzi ( cioè per il 65,4%) delle intervistate.
È qui che possiamo condividere il peso emotivo di dover costantemente dimostrare la nostra validità, un costo psicologico che spesso manca nelle conversazioni ufficiali su diversità, uguaglianza, e inclusione.
Non dobbiamo solo misurare “la rappresentazione in numeri”. Dobbiamo concentrarci sullo smantellamento delle barriere strutturali e culturali che ci frenano. La vera inclusione richiede impegno significativo e cambiamento culturale, non solo riempire delle quote.
Concludo, dicendo che il report del Web Summit 2025 ha, tra i tanti meriti quello di avere un messaggio chiarissimo: non dobbiamo essere noi donne voi a dover cambiare, ma il sistema.
La fiducia nel perseguire la leadership è in noi. Il desiderio di connettersi e agire è forte. Usiamo questa energia collettiva per esigere ciò che è mancato finora: supporto materiale e una cultura che non ci costringa più a scegliere tra la nostra carriera e la nostra vita.Costruiamo la nostra rete, sosteniamoci a vicenda e trasformiamo questa consapevolezza nel motore di un cambiamento strutturale che sia sempre più consapevole e duraturo.
