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Il 10 marzo 1946 le italiane votarono per la prima volta

10 marzo 1946. Nove mesi dopo la Liberazione, l’Italia è ancora in rovina, un Paese ferito che prova a rialzarsi. Eppure, in 436 comuni, le piazze si animano, riempiendosi di file interminabili, silenziose e composte.

Le cineprese dell’Istituto Luce catturano l’essenza di un istante che cambierà tutto. È una folla determinata e paziente. Ci sono anche loro stavolta: operaie e contadine dalle mani ruvide, impiegate con la borsa al fianco, ci sono perfino delle suore! Stringono i certificati elettorali e portano sotto braccio degli sgabelli pieghevoli, indispensabili per sedersi e riposare durante le lunghissime ore di attesa davanti ai seggi.

È il primo voto con suffragio universale, e l’affluenza supera l’89%. In molti comuni, le donne votano più degli uomini. Nel Varesotto, 29.538 donne superano i 26.537 uomini al voto; a Samarate l’affluenza femminile sfiora il 97%. Da lì escono duemila nuove consigliere comunali e le prime dieci sindache d’Italia, tra cui Margherita Sanna a Orune, Ninetta Bartoli a Borutta, Ada Natali a Massa Fermana.

La giornalista Anna Garofalo commentava in radio: «Le schede arrivano a casa con un’autorità perentoria. Le rigiriamo tra le mani, più preziose della tessera del pane. Le stringiamo come biglietti d’amore».

Pio XII esortava: «Andate tutte, giovani e adulte. Il vostro voto difende Dio, la religione, la dignità delle famiglie».

Tutto parte dal decreto luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945, che ha esteso il voto attivo alle donne dai 21 anni. Quello del 10 marzo ne aggiunge un altro: l’eleggibilità dai 25. I giornali dedicano righe pratiche all’avvertimento: «Via il rossetto in cabina!». Bastava un gesto consueto, inumidire la colla con le labbra, una sbavatura rossa per invalidare la scheda.

E poi c’è Teresa Mattei che, a soli venticinque anni, nello stesso giorno in cui vota per la prima volta, viene direttamente eletta all'Assemblea Costituente, diventando la deputata più giovane di tutta la Camera.

L’onda non si arresta. Il 2 giugno, tredici milioni di donne varcano i seggi per il primo appuntamento elettorale nazionale: il referendum istituzionale e l'Assemblea Costituente. La Repubblica vince. Ventuno donne siedono tra i Costituenti; cinque di loro – Nilde Iotti, Angela Gotelli, Teresa Noce, Angelina Merlin, Maria Federici – entrano nella Commissione dei 75 che redigerà la Costituzione della Repubblica Italiana.

Quel 10 marzo ha aperto le urne a duemila consigliere, poi generazioni di sindache, ministre, leader, presidentesse. Ottant’anni fa nacque un diritto: quello stesso diritto che oggi milioni di noi esercitano, senza pensarci, quasi fosse un gesto scontato.



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