In vista del Web Summit di Lisbona, uno degli eventi europei più attesi per chi lavora nell’innovazione, proviamo a fare chiarezza su un mondo che sembra parlare un linguaggio tutto suo: quello delle startup.
Tra pitch, round, seed e exit, ogni parola nasconde una fase precisa — e una storia fatta di persone, di rischi e di piccole follie necessarie per far crescere un’idea.
Quella che stai per ascoltare è una mappa.
Una di quelle mappe dove ogni tappa ha un nome — pre-seed, seed, early stage, scale-up, exit — e dove, se ti fermi un attimo, ti rendi conto che dietro ogni parola c’è un pezzo di vita vera.
Perché più che una sequenza di investimenti, è un viaggio fatto di persone, scelte e momenti in cui credere in sé stessi diventa la prima forma di capitale.
Pre-Seed — quando l’idea prende forma
All’inizio non c’è niente, solo intuizione e un paio di slide.
È la fase Pre-Seed, quella in cui si costruisce il team e si capisce se l’idea sta in piedi.
Qui si investono tempo, notti insonni e spesso anche i risparmi di famiglia.
Lo chiamano “bootstrapping”: autofinanziarsi, arrangiarsi, crederci da soli.
In questa fase arrivano, se va bene, anche gli amici, la famiglia, e i famosi F&F&F — Friends, Family and Fools — che credono in te prima di tutti gli altri.
Seed — quando nasce il prototipo
Poi c’è la fase Seed, quella in cui l’idea diventa un MVP, un Minimum Viable Product.
Un prototipo, insomma, qualcosa che funziona abbastanza da far capire a che gioco stai giocando.
È il momento in cui gli investitori iniziano ad affacciarsi: Business Angels, acceleratori, fondi piccoli, e magari anche una campagna di crowdfunding.
Qui si validano le ipotesi, si capisce se il mercato esiste davvero e se il prodotto può crescere.
È la fase “alpha”: quella delle prove, delle correzioni, delle prime emozioni.
Early Stage — il battesimo del fuoco
Quando arrivi all’Early Stage, il prodotto è già uscito dal guscio.
È una beta: funziona, ma va testata, migliorata, capita.
Hai qualche cliente, un piccolo flusso di ricavi e soprattutto i primi feedback veri.
Qui si cresce, spesso in equilibrio tra le risorse del round precedente e qualche nuovo investitore.
È anche il momento in cui si rischia di perdere la bussola, cercando fondi troppo grandi o fuori target.
La regola d’oro? Parlare con chi è davvero in linea con la tua fase di sviluppo.
Gli altri ti diranno solo “no” — e ti faranno perdere tempo.
Growth Stage — la crescita esplosiva
Poi arriva la fase Growth, quella in cui la startup diventa una scale-up.
È qui che si comincia a fare sul serio.
Il prodotto ha trovato il suo posto nel mercato, i ricavi aumentano, il team si allarga e le campagne marketing diventano aggressive.
È il momento dei round Serie A e Serie B, dei fondi Venture Capital, e delle prime banche che iniziano a fidarsi.
Crescita, espansione, visibilità.
E soprattutto: la dimostrazione che il modello di business regge davvero.
Sustained Growth — giocare con i grandi
Quando arrivi alla Sustained Growth, non sei più una startup.
Sei un’azienda che cresce stabilmente, spesso su scala internazionale.
È la fase dei round C e D, dei fondi Private Equity, dei corporate investor.
Si lavora per conquistare nuove quote di mercato e consolidare la brand identity.
È qui che molti fondatori capiscono quanto sia diventato grande il gioco.
Non si tratta più solo di “fare impresa”: si tratta di restare in equilibrio mentre tutto accelera.
Exit — il grande salto
E poi arriva la parola che chiude il cerchio: Exit.
Per alcuni significa IPO, la quotazione in borsa; per altri, l’acquisizione da parte di un colosso.
È il momento in cui gli investitori escono, rientrano del capitale e — se tutto è andato bene — brindano insieme ai founder.
Ma non è la fine della storia.
Perché ogni exit è anche un inizio: la trasformazione di una startup in qualcosa di più grande, più solido, più maturo.
Nel mondo delle startup, ogni fase è una piccola rivoluzione: un passaggio di livello, una prova di resistenza, una sfida d’identità.
E anche se le metriche cambiano, una cosa resta costante: la capacità di raccontare bene chi sei, dove stai andando e perché dovresti far parte di questo gioco.
Perché il vero capitale, alla fine, non sono solo i soldi.
È la visione.
E la storia che riesci a costruirci intorno.
