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Il campo morfogenetico nelle Costellazioni Familiari Sistemiche, l'Uno è il Tutto.

«Ogni atomo che appartiene a me appartiene ugualmente a te.» scrisse il poeta Walt Whitman.

Da secoli pensatori, religioni e scienza si chiedono come siamo connessi con tutte le cose della natura – un granello di sabbia, un fiore - oltre al tempo e allo spazio. Sì, perché è evidente che siamo connessi. E se ne stanno accorgendo anche quelle categorie professionali che fino ad oggi – specializzandosi sempre più - vivevano la propria dimensione di esperti nel dettaglio.

Eppure, ognuno di noi è connesso a tutti gli altri in modi a volte inspiegabili con le categorie di un tempo. Un ambito nel quale queste connessioni si possono non solo osservare, ma sperimentare e vivere concretamente è quello delle Costellazioni Familiari Sistemiche. Un fenomeno che sta acquisendo sempre maggiore notorietà, con il risultato positivo che sempre più persone possono conoscerle ed accedervi e quello negativo comune a ogni fenomeno di moda, ovvero che sempre più operatori improvvisati o formati a corsi di bassa qualità interpretano, alterano e stravolgono l’essenza.

Recentemente una serie TV turca - Another Self, la storia di gioie e dolori di tre giovani donne - ha rappresentato le Costellazioni magistralmente nelle prime puntate, cosa non semplice, dato che la loro natura esperienziale sfugge facilmente alla descrizione.

Per capire cosa siano, bisogna cominciare col dire che sono una tecnica che, per la sua semplicità ed efficacia, risponde alla crescente domanda di interventi rapidi e risolutori a problemi o tematiche la cui causa non appare evidente all’analisi della situazione dell’interessato. La tecnica fu codificata dal suo inventore, Bert Hellinger, uno strano personaggio che dopo aver combattuto per la Germania durante la Seconda guerra mondiale divenne sacerdote, studiò filosofia, teologia, e -abbandonato il sacerdozio e sposatosi - si laureò in scienze umanistiche in Sud Africa, e in seguito studiò terapia della Gestalt, psicoanalisi, analisi transazionale e programmazione neurolinguistica.

In pratica le Costellazioni Familiari Sistemiche funzionano così: seduti in cerchio, un partecipante si siede accanto al conduttore e racconta su quale tema desideri lavorare, sollecitato dalle domande del conduttore stesso che aiuta il cliente a focalizzare concretamente il proprio obiettivo e a scegliere tra i membri del gruppo alcuni rappresentanti, ad esempio membri della propria famiglia – incluso il cliente stesso. A volte si scelgono rappresentanti per entità immateriali, come obiettivi, ostacoli, impedimenti e in ogni caso i rappresentanti vengono disposti dal cliente nello spazio, così come il cliente li immagina in relazione. A quel punto lo spazio contenuto dal cerchio prende vita, i rappresentanti si

muovono e reagiscono secondo impulsi ed emozioni non proprie; si tratta di movimenti molto lenti, che muovono la Costellazione in modo così armonico che si resta incantati e il lavoro termina quando una maggiore armonia di quella rappresentata nel quadro sistemico iniziale è raggiunta.

I risultati a volte sono davvero sorprendenti, con problematiche presenti da anni che, in alcuni casi riportati, mostrano cambiamenti significativi in tempi molto brevi, talvolta nell’arco di giorni o persino di ore. Altre volte, invece, il lavoro è solo un primo passo di un più lungo viaggio, che comunque allena i partecipanti a nuove sensazioni, emozioni, punti di vista e nuove esperienze.

Le tematiche che si possono affrontare con questo tipo di lavoro sono le più svariate e sarebbe bene che anche i medici cominciassero a interessarsi ad esse, dati i risultati che in alcuni contesti osservativi vengono riportati nel campo della psicosomatica e nelle riflessioni sul piano epigenetico, che dimostrano come le esperienze e l’ambiente possano lasciare “impronte” che influenzano l’espressione genica. Hellinger stesso venne invitato a importanti congressi medici per dimostrare come il lavoro sistemico delle Costellazioni potesse produrre effetti migliorativi o a volte addirittura risolutivi anche in condizioni considerate gravi.

La tecnica attinge da molte altre tra quelle che ho elencato nella formazione di Hellinger e solo a titolo esemplificativo cito ad esempio l’attenzione alla totalità della forma e del qui ed ora della Gestalt; l’attenzione al non verbale della programmazione neurolinguistica; o ad esempio la teoria dei copioni dell’analisi transazionale di Eric Berne, che teorizza che ognuno di noi si muova nella vita come un attore fa nel proprio spettacolo, seguendo un copione che scriviamo noi stessi da bambini, interpretando il personaggio che ci siamo scelti e il cui carattere va via via cristallizzandosi mentre cerchiamo di affermarlo e confermarlo nelle relazioni che instauriamo con gli altri.

Ma torniamo alle connessioni: ciò che contraddistingue le costellazioni da altre tecniche è l’utilizzo del cosiddetto campo morfogenetico.

È importante chiarire fin da subito che il linguaggio utilizzato per descrivere questi fenomeni non appartiene al dominio della scienza sperimentale in senso stretto, ma a quello dei modelli interpretativi e fenomenologici. Le Costellazioni non pretendono di spiegare causalmente ciò che accade, ma di offrire una cornice esperienziale coerente per ciò che viene osservato

Chi ha partecipato a seminari di questo tipo in un gruppo ha potuto assistere a questo fenomeno per cui i rappresentanti sentono e sperimentano condizioni fisiche, sensazioni, emozioni, stati d’animo e immagini mentali che appartengono al soggetto rappresentato. Nel linguaggio delle Costellazioni, il campo cosciente non è inteso come un luogo né come un’entità autonoma, ma come una configurazione dinamica di relazioni e informazioni che si rende temporaneamente accessibile all’esperienza del gruppo. Il fatto che un rappresentante possa accedere a informazioni che appartengono a sistemi interpersonali altrui è una

peculiarità essenziale di quello che ai tempi di Hellinger veniva chiamato campo cosciente, termine coniato da Albrecht Mahr nel 1999.

Il fenomeno così sorprendente del passaggio di informazioni che spesso neppure il cliente stesso sa di avere e che vengono trasmesse agli altri partecipanti in modo silente ha attirato anche le attenzioni del biochimico Rupert Sheldrake impegnato – tra le altre cose – a studiare l’esistenza di campi che guidano tutto ciò che esiste, dagli atomi agli esseri pluricellulari, ad assumere la loro forma e ad apprendere attraverso meccanismi di “risonanza morfica”. Secondo Sheldrake la “risonanza morfica” agirebbe come una trasmissione di informazioni tra esseri della stessa specie senza bisogno di entrare in contatto fisico o – nel caso di esseri umani – di verbalizzare le informazioni trasmesse. Avrete già notato la somiglianza alla teoria dell’entanglement della fisica quantistica in cui due particelle elementari, parti dello stesso sistema molecolare, che vengano separate a qualsivoglia distanza nello spazio e nel tempo, restino connesse fra loro, influenzandosi reciprocamente e all’istante. Proprio alla luce di questa teoria il fisico David Bohm elaborò la teoria dell’universo come ologramma in cui in ogni parte è possibile ritrovare il tutto, ipotizzando che ciò che percepiamo sia la manifestazione di un ordine implicito preesistente, oltre la dimensione spazio-temporale e che connette ogni cosa. E un altro fisico, Wolfgang Pauli, fu ispiratore per Carl Gustav Jung e la sua teoria di inconscio collettivo, la psiche collettiva condivisa inconsciamente da tutta l’umanità. Già nell’antichità, d’altra parte, si parlava di una cosa simile, l’Anima Mundi, e Platone descriveva il mondo come un vero e proprio essere vivente dotato di anima e intelligenza. Insomma, i fenomeni alla base delle costellazioni che così tanto hanno incuriosito i più prestigiosi studiosi e scienziati sono la caratteristica più affascinante di questo tipo di lavoro ed è grazie a Bert Hellinger che abbiamo imparato ad utilizzare il campo cosciente con l’intenzione di produrre risultati spesso incredibili. Alla domanda se le Costellazioni siano un metodo da considerarsi “scientifico”, però, tocca rispondere no, se per scientifico intendiamo ciò che è verificabile attraverso il classico metodo sperimentale, come il test a doppio cieco. La tecnica delle Costellazioni può essere insegnata, appresa, replicata, applicata, ma non è da considerarsi e non può essere etichettata come scientifica nel senso che il metodo scientifico classico richiede forme di verificabilità che questa pratica non pretende di soddisfare.

Come scegliere, quindi, a chi affidarsi per un lavoro così importante? Purtroppo, Hellinger non è più di questo mondo e quindi il suggerimento è di affidarsi a suoi allievi diretti o a chi si sia formato con suoi allievi diretti ed in Italia ci sono – seppur pochi - eccellenti operatori. Inoltre, è importante assicurarsi che il conduttore non tenda a interpretare i fatti raccontati dal cliente e agisca senza obiettivi specifici e idee di soluzione. Come detto, la forza delle Costellazioni consiste nel “campo morfogenetico” creato dal gruppo ed è importante affidarsi al conduttore o alla conduttrice che è in grado di - facilitare la creazione di questo campo e rendere possibile entrare in contatto con il campo stesso; di “leggere” quel che accade al suo interno e le dinamiche profonde del sistema rappresentato in modo privo di bias, pregiudizi e idee o meccanismi preconcetti e senza obiettivi specifici; di sospendere ogni idea preconcetta e di accompagnare senza ambizioni spettacolari ma con delicatezza il costellato

e i rappresentanti al fine di pervenire a soluzioni che contribuiscano a generare una maggiore armonia sistemica. A quel punto, i cambiamenti sono possibili ed avvengono sia perché il cliente sarà in grado di modificare la propria rappresentazione della realtà sia perché si verifica una ristrutturazione del campo cosciente che si trasferisce per “risonanza morfica” nel sistema familiare o interpersonale.

Negli ultimi anni, inoltre, Bert Hellinger aveva iniziato a esplorare forme sempre più essenziali di lavoro: Costellazioni in cui il linguaggio verbale scompariva quasi del tutto, lasciando spazio all’osservazione, al movimento lieve, alla qualità dello sguardo sottile.

Una direzione radicale, poco battuta, che pochi tra i suoi allievi hanno scelto di sviluppare. Resta la speranza che vi siano eredi capaci di portare avanti questa ricerca con la stessa sobrietà e lo stesso rigore, evitando tanto la spettacolarizzazione quanto la semplificazione.

A me piace portare avanti questo nuovo modo scoperto da Hellinger con attenzione, parsimonia di intervento e rispetto per ciò che emerge. Le conduco da molto tempo. Senza bisogno di proclami, ho potuto osservare effetti profondi e talvolta sorprendenti — cambiamenti concreti e duraturi, che difficilmente saprei liquidare come semplici coincidenze.

La loro efficacia non risiede nella spettacolarità, ma nella qualità della presenza di chi le conduce e di chi vi partecipa. In questo senso, le Costellazioni non sono tanto una tecnica, quanto un modo di stare in relazione con ciò che emerge. Come accade per ogni pratica che lavora con la complessità umana, è questa qualità — più che il metodo in sé — a fare la differenza. Ed è in questa presenza condivisa che l’unità del reale, evocata da filosofi e poeti, diventa, per un attimo, esperienza vissuta.

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