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Perché anche senza religione abbiamo bisogno di rituali

È una sera di giugno e nelle piazze italiane si sente un vociare allegro: centinaia di studenti celebrano la Notte del Diploma, un rito collettivo totalmente laico che segna la fine della maturità. Non ci sono liturgie o simboli religiosi, ma gesti codificati: abbracci, brindisi collettivi, scambio di piccoli oggetti ricordo. Negli ultimi anni, queste pratiche si sono diffuse da nord a sud come risposta al bisogno di condividere e “marcare” i passaggi di vita.

Il ritorno della ritualità secolare tra i giovani italiani emerge come fenomeno documentato, in controtendenza rispetto alla pratica religiosa tradizionale. Secondo i dati ISTAT (2022), i praticanti religiosi regolari tra gli adolescenti sono passati dal 37% nel 2001 al 12% nel 2022, mentre tra i 18-24 anni si fermano all'8%. Ipsos rileva che tra gli under-30 italiani il trascendente è giudicato fondamentale solo dal 7%, con il 28% che si dichiara ateo.​ Secondo l'American Survey Center (2025), la Gen Z americana si allontana dalle pratiche religiose formali ma adotta approcci spirituali personalizzati. Il Springtide Research Institute (2024) documenta che i giovani statunitensi considerano «trascorrere del tempo in mezzo alla natura, dedicarsi all'arte, praticare yoga o fare volontariato» come modi per connettersi spiritualmente, con la stessa dignità della preghiera tradizionale.

«La ritualità non è più solo matrimonio religioso o cresima: oggi prende forme nuove come la festa di fine anno, il lancio del tocco alla laurea, le cene d'addio tra compagni», osserva Paola Di Nicola, Professoressa Emerita di Sociologia all'Università degli Studi di Verona. «Anche eventi di piazza seguono gesti ricorrenti e hanno valore simbolico. Il bisogno di celebrare insieme resiste e si rinnova, anche senza cornice religiosa».

Le università italiane offrono un esempio lampante. Durante la laurea, la proclamazione con consegna della pergamena e il lancio finale del cappello (“tocco” o "mortarboard" in inglese per la sua forma quadrata) costituiscono riti riconosciuti, potenti e totalmente laici. Questi momenti segnano il passaggio all’età adulta e consolidano forti legami tra studenti.

Non sono meno significative le “cene degli addii” che chiudono il ciclo delle scuole superiori: raduni in agriturismi, palestre o case private, con gesti rituali come la scrittura di dediche sulle magliette. Eventi intensi, che aiutano a separare e ricordare con forza una tappa della crescita. Anche le cerimonie civiche si stanno evolvendo: molte amministrazioni italiane organizzano la consegna pubblica della Costituzione ai neomaggiorenni, spesso con discorsi e piccoli rituali. Queste iniziative rafforzano l’inclusione e l’ingresso nella cittadinanza.

Nel 2023, i matrimoni civili hanno superato il 58% delle celebrazioni in Italia. Le cerimonie avvengono in luoghi simbolici, con discorsi personalizzati e rituali come la sabbia o la piantumazione di un albero. Sempre più coppie scelgono anche il rinnovo delle promesse nuziali per celebrare anniversari importanti: riti laici costruiti su misura, con scambio di nuove promesse e gesti simbolici condivisi.​

Secondo un sondaggio del 2023, il 25% degli italiani vorrebbe funerali in forma laica. Il rito viene organizzato senza ministri di culto, con testimonianze, brani e immagini che raccontano la vita del defunto. Cresce anche la dispersione delle ceneri in natura, regolamentata dalla legge 130 del 2001: boschi, montagne, laghi e mari sono scelti per il loro valore simbolico. Questo gesto rappresenta una delle forme più sentite di ritualità secolare.​

Gli esperti concordano: la ritualità secolare agisce come risposta all’incertezza sociale e rafforza la salute mentale. «Abbiamo riscontrato che anche i piccoli rituali collettivi hanno lo stesso potere di rafforzare l’identità di gruppo che avevano i riti religiosi in passato,» afferma la psicologa sociale Shira Gabriel, citata su The Atlantic. Ricerche scientifiche confermano l'efficacia dei rituali laici nel costruire coesione. Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology (2025) documenta come i rituali incorporati nelle esperienze artistiche collettive promuovano la solidarietà di gruppo attraverso l'attenzione condivisa e l'effervescenza collettiva. Il Journal of Consumer Research (2021) dimostra che persino rituali minimali riducono significativamente la solitudine, aumentando il senso di appartenenza. Eventi di piazza come festival di street food o maratone urbane incarnano questa ritualità laica: raduno, performance condivisa e carica emotiva collettiva creano legami sociali misurabili

Come scrive Mircea Eliade in "The Sacred and the Profane", l'uomo ha bisogno di rituali per dare significato alla propria esistenza: «Senza rituali consapevoli di perdita e rinnovamento, individui e società perdono la capacità di sperimentare il dolore e la gioia essenziali per sentirsi pienamente umani».

La ricerca di significato non scompare, ma cambia forma. Dove un tempo c'erano liturgie solenni, oggi i giovani costruiscono rituali su misura: cerimonie di laurea con il lancio del tocco, feste di fine anno scolastico, notti della maturità. Momenti che diventano punti fermi nella memoria collettiva, creando coesione e identità condivisa.

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rituali moderni
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