Le donne nelle guerre Ho detto a mia madre che era un segno di Dio di non andarci più e questo l ha convinta , ha detto Mirvat. Ma ha cambiato idea subito quando la mia sorellina Razan, che ha solo cinque anni, le ha urlato che aveva fame . “Era l’ultima volta, poi l’abbiamo trovata avvolta in un sudario” Queste sono le parole di Mirvat, intervistata a Gaza dal Guardian il 7 giugno 2025. In questo momento ci sono almeno tre guerre in corso che coinvolgono milioni di civili. E al centro di queste guerre ci siamo noi donne che sfidiamo le bombe e i cecchini per sfamare. A Gaza, dopo quasi nove mesi di bombardamenti, oltre 38.000 persone sono morte, secondo i dati aggiornati al 20 giugno 2025 e diffusi dal Ministero della Sanità di Gaza e confermati da fonti ONU. Il 70% erano donne e bambini. In Ucraina, il conflitto iniziato nel 2022 ha causato oltre 500.000 morti tra militari e civili, secondo stime del New York Times e del Center for Strategic and International Studies.
l'ONU ha documentato centinaia di casi di violenza sessuale contro donne e ragazze da parte delle forze russe. In Iran, piovono bombe nuove ma la repressione non ha mai smesso di colpire le donne dopo le proteste per la morte di Mahsa Amini nel 2022. Più di 22.000 persone sono state infatti arrestate, la gran parte donne. Centinaia di attiviste sono tuttora in carcere o sotto controllo. Le donne in guerra non stanno al fronte ma filtrano le brutture. Raccolgono i corpi, cucinano senza acqua, curano figli feriti. Subiscono abusi sistematici, vengono sfollate senza supporto, eppure la loro voce è quasi assente sui media nazionali. Fino a quando c’è internet, parlano attraverso i social come TikTok, Telegram, Instagram. Secondo Reporters Without Borders, molte giovani giornaliste e attiviste palestinesi e iraniane stanno usando questi canali per raccontare ciò che accade. Nei notiziari, le donne in guerra sono solo “civili”. Una categoria neutra, silenziosa che si conta numericamente, ma non si nomina. E anche questo è un danno di guerra, la cancellazione dell’identità.
E quando la guerra finisce, che succede?Le donne, restano. A Gaza, secondo UNRWA, oggi oltre il 65% delle famiglie è guidato da una donna sola che rischia ogni giorno di essere fucilata durante la consegna degli aiuti umanitari. In Ucraina, l’Office of the High Commissioner for Human Rights denuncia la scomparsa di oltre 19.000 bambini deportati in Russia; molte madri non sanno dove siano. In Iran, secondo Human Rights Watch, centinaia di donne sono ancora detenute per aver partecipato a proteste pacifiche. Guardando da lontano, ma neanche tanto, che cosa possiamo fare? I video sempre più violenti nei nostri feed social, ci alienano abituandoci alla bruttura più disumanizzante di corpi senza nomi. Forse un'obbligo morale di sorellanza lo abbiamo e puà salvarci. Quello di metterci in ascolto. Non per pietà. Non per colpa. Ma per dare spazio a una narrazione che non si fermi alle cifre. Perché anche in guerra alle donne che restano vive, tocca il compito di sopravvivere. Nel video pubblicato sul canale Tik Tok qui di fianco, una donna disperata alla ricerca di vivere nella Striscia di Gaza Veniamo trattati come cani
