Da oriente a occidente, le donne e gli uomini hanno puntato i propri occhi sui 41 kilometri della costa orientale del Mar Mediterraneo. Un lembo di terra che chiamiamo Striscia di Gaza e che sta sciogliendo il ghiaccio del nostro cuore pietrificato dalle logiche algoritmiche di supremazia coloniale.
La notte scorsa, nel buio di acque che dovrebbero appartenere a tutti, il Mediterraneo è diventato teatro di sopraffazione e violazione del diritto internazionale. La cronaca di un sopruso annunciato, si è dipanata nelle dirette instagram delle telecamere fisse a bordo che mostravano soldati armati e attivisti a mani alte, nei reel con gli ultimi appelli dei naviganti, nelle dichiarazioni infastidite del governo impunito. La marina militare israeliana ha intercettato e abbordato la Global Sumud Flotilla, una flotta di 44 imbarcazioni con circa 500 attivisti diretti a Gaza con aiuti umanitari. Non armi, non minacce: solo pane, medicinali, voci di solidarietà.
Sedici navi da guerra hanno circondato la Flotilla a oltre 130 chilometri da Gaza, interrompendo le comunicazioni e costringendo i capitani a manovre disperate. Quasi tutte le imbarcazioni sono state intercettate, una la Mikanoè ancora miracolosamente in viaggio verso la Striscia. Gli attivisti fermati sono stati trasferiti al porto di Ashdod e poi destinati al carcere di Ketziot. Tra loro, tante e tanti italiani: giornalisti, parlamentari, sindacalisti, cittadini comuni che hanno scelto di dire “no” alla logica della guerra con il gesto più semplice e rivoluzionario che esista: esserci.
“La Flotilla era un segnale concreto che qualcuno non ci ha abbandonato”, ha detto la giornalista palestinese Ruwaida Amer.
E in queste parole si condensa il senso di tutto: la solidarietà non è un concetto astratto, ma un atto di presenza. Mentre scrivo, in Italia migliaia di persone scendono in piazza. Ieri sera a Roma diecimila hanno marciato fino a Palazzo Chigi, la stazione Termini è stata blindata, a Napoli, Torino, Milano e Bologna i binari sono stati occupati. Domani Cgil e Usb hanno indetto uno sciopero generale. Finalmente la coscienza del popolo si muove, non può accettare il silenzio di fronte alla aberrazioni di un genocidio in diretta social.
Intanto, a Gaza, la vita viene stretta in una morsa: i bombardamenti non si fermano, gli ospedali contano decine di morti ogni giorno, la Croce Rossa sospende le operazioni. Eppure, nonostante l’orrore - questo è il mio filo rosso della speranza - restano gli sguardi e le mani tese: la Flotilla, le manifestazioni, le voci degli esseri umani che non rinunciano al diritto di vivere liberi, senza muri né assedi.
Ringrazio nel profondo del mio cuore, una ad una le attiviste e gli attivisti italiani che hanno salpato il Mediterraneo verso Gaza e che oggi sono trattenuti illegalmente in Israele. I loro nomi sono il rosario laico che mi ricorda la resistenza dei partigiani, quei partigiani che hanno mantenuto viva la fiammella della libera e dignitosa identità del popolo italiano.
Grazie a Pietro Queirolo Palmas, Antonio La Piccirella, Simone Zambrin, Federico Frasca, Gonzalo Di Pretoro, Irene Soldati, Marco Orefice, Sara Masi, Lorenzo D’Agostino, Andrea Sebastiano Tribulato, Annalisa Corrado, Arturo Scotto, Margherita Cioppi, Michele Saponara, Paolo Romano, Saverio Tommasi, Romano Notarianni, Barbara Schiavulli, Benedetta Scuderi, Carlo Alberto Biasoli, Jose Nivoi, Adriano Veneziani, Alessandro Mantovani, Cesare Tofani, Dario Crippa, Giorgio Patti, Manuel Pietrangeli, Fabrizio De Luca, Paolo De Montis, Ruggero Zeni, Silvia Severini, Nicolas Calabrese.
Non possiamo sapere cosa accadrà nei prossimi giorni. Ma una certezza rimane: la coscienza collettiva si è attivata e l’umanità dei singoli cittadini, può smuovere le montagne. La memoria e l’amore vincono sul colonialismo e sul genocidio. Ogni barca partita verso Gaza, ogni corteo che si muove nelle strade, ogni voce che si alza nel silenzio imposto dalle armi, ci ricorda che non siamo soli e non siamo abbandonati.
Il mare divide, ma può anche unire. E in quelle onde intercettate, stanotte, io ho visto la possibilità di farcela.
