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Incel e MRA: evoluzione, linguaggi e modelli di mascolinità nelle community online

Negli angoli spesso più oscuri della rete nascono e si consolidano parole nuove che, prima o poi, finiscono per irrompere nel dibattito pubblico. Tra queste, oggi spiccano gli acronimi Incel e MRA: etichette che non rimandano più soltanto a comunità online informali, ma a universi in cui solitudine, frustrazione e senso di ingiustizia vengono rielaborati in narrazioni fortemente polarizzate dei rapporti di genere.

Incel e MRA: chi sono

Il termine «Incel», abbreviazione di involuntary celibate — cioè «celibe involontario» — nacque come definizione neutra per indicare chi vive difficoltà relazionali non per scelta. Con il tempo, però, nei forum e sui social network è diventato il fulcro di una sottocultura che interpreta l’isolamento affettivo come l’effetto di un sistema “truccato”, in cui pochi “vincenti” monopolizzano attenzione e desiderio. In questo quadro, alcune comunità finiscono per leggere i rapporti tra uomini e donne come una competizione costante, dove ciò che uno ottiene viene percepito come una perdita per l’altro. Da qui prende forma un sentimento di frustrazione che spesso sfocia in generalizzazioni, risentimento e, nei casi più gravi, in una giustificazione implicita o dichiarata della violenza.

Accanto agli Incel si muovono gli MRA (Men’s Rights Activists), gruppi che dichiarano di voler difendere determinati diritti maschili: dal benessere psicologico alla paternità, fino alla percezione di discriminazioni nei tribunali o nei luoghi di lavoro. Alcune delle loro rivendicazioni toccano questioni concrete, come la scarsa disponibilità di supporto psicologico o il senso di impotenza nelle separazioni più conflittuali. Allo stesso tempo, in molti spazi il dibattito tende a scivolare verso una contrapposizione sistematica alle politiche per la parità di genere, alimentando la narrativa di un presunto “privilegio femminile”, per cui ogni progresso nei diritti delle donne viene vissuto come una perdita per gli uomini.

La manosfera come ecosistema

Incel e MRA condividono lo stesso spazio nella cosiddetta manosfera, una rete di forum e community online che ruota attorno a maschilità, relazioni e crisi dei ruoli di genere. All’interno di questa galassia digitale convive un ventaglio molto ampio di posizioni: dal confronto sulle fragilità personali e sulla salute mentale fino alla costruzione di narrative che indicano nel femminismo la principale causa del disagio maschile.​ Quando la dimensione del sostegno reciproco lascia il posto alle camere d’eco, il linguaggio tende a irrigidirsi: teorie come quella dei «maschi alfa» e «beta» o metafore come la «pillola rossa» diventano lenti attraverso cui leggere la società quasi solo come un conflitto permanente, più che come uno spazio di negoziazione e trasformazione.​

Anche in Italia la manosfera è ben radicata, con forum e blog in cui biografie segnate da esclusione sociale, precarietà economica e insicurezza relazionale si intrecciano con contenuti apertamente antifemministi.​ In questi contesti la cosiddetta crisi maschile viene spesso raccontata come una vera emergenza collettiva: la delusione per i fallimenti personali si salda con letture semplificate dei cambiamenti sociali, dando vita a discorsi identitari che contrappongono «noi» a «loro» e lasciano poco spazio alla complessità delle esperienze reali, maschili e femminili.​

Perché dobbiamo parlarne

Dobbiamo parlarne perché considerare questi fenomeni come semplici curiosità marginali non rende giustizia alla loro portata. Incel e MRA sono anche termometri di tensioni profonde dentro la società digitale: da un lato rendono visibile un disagio maschile spesso poco nominato, dall’altro mostrano come quel disagio possa trasformarsi in rancore organizzato.

Riuscire a riconoscere la pluralità delle posizioni, distinguere tra sofferenza reale e sue traduzioni ideologiche, lavorare sulla prevenzione, sull’alfabetizzazione emotiva e sull’educazione digitale permette di interrogare questi mondi senza aderirvi, ma anche senza ridurli a caricature. In questo spazio di analisi più sfumata si collocano anche prodotti culturali e inchieste – come la serie «Adolescence» (Netflix, 2025) e il lavoro di Beatrice Petrella, «Oltre – Un’inchiesta sull’universo incel italiano» – che cercano di restituire non solo l’odio che affiora in superficie, ma anche le biografie, le paure e le fragilità che lo alimentano.

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