Negli ultimi anni il mondo della gastronomia ha compiuto un salto di qualità, abbracciando una nuova dimensione: il cibo non è più solo gusto, è sensorialità pura. L’offerta non si limita più a ciò che viene presentato sul piatto, ma si espande in esperienze sinestetiche in cui tutti i sensi sono chiamati in causa. Nel cuore di questa rivoluzione si inseriscono cene multisensoriali, format pop-up e community digitali che ridefiniscono il modo in cui viviamo il cibo e costruiamo nuove “tribù del gusto”.
Dalla vista al tatto: il cibo diventa esperienza
Tradizionalmente, la cucina d’autore ha sempre puntato su presentazione e sapore. Oggi, però, chef di nuova generazione e food designer vanno oltre. Esperienze come le “cene al buio” (dove la vista viene esclusa per esaltare gli altri sensi) sono ormai solo la punta dell’iceberg. Prendono piede eventi dove musica dal vivo, giochi di texture e sperimentazione olfattiva si intrecciano in una narrazione emotiva e immersiva. Ristoranti temporanei (pop-up), chef itineranti ed eventi “sensoriali” diventano laboratori sociali. Ogni dettaglio – dal colore dei piatti all’aroma che accoglie l’ospite – viene scelto per generare un impatto emotivo e attivare ricordi, associazioni, suggestioni.
Il fenomeno è tutt'altro che marginale. Ristoranti come Ultraviolet a Shanghai e Sublimotion a Ibiza hanno trasformato la cena in un viaggio multisensoriale, dove ogni portata è accompagnata da proiezioni video, musiche su misura, profumazioni ambientali e giochi di luce. In Italia, locali come Materia a Torino e Onda a Milano hanno sperimentato cene immersive con realtà aumentata, mentre il mercato della ristorazione esperienziale continua a crescere, con format che uniscono tecnologia, storytelling e coinvolgimento sensoriale.
Il principale riferimento in Italia per esperienze di cena immersiva sensoriale è Sensorium a Milano: si tratta di un vero “teatro performativo del gusto” con bancone unico, massimo 11 posti per sera, e un format che combina cucina, luci, suoni, narrazione e profumi in un percorso esclusivo e multisensoriale. Il progetto, ideato da Federico Rottigni, si definisce esclusivamente come esperienza culinaria immersiva.
A Milano, Contraste rappresenta una delle espressioni più mature di questa tendenza. Il ristorante stellato dello chef uruguaiano Matias Perdomo fonde dal 2015 cucina e dimensione scenica in un format dove il pasto diventa spettacolo. Piatti, allestimenti scenici, musica e storytelling si integrano in format sempre diversi, dove il fine ultimo non è solo nutrirsi ma vivere un coinvolgimento sensoriale totale. Nel 2025, per celebrare i 10 anni di attività, Contraste ha organizzato quattro cene evento che uniscono creatività gastronomica e dimensione scenica.
Nuove tribù del gusto: comunità e identità
In parallelo stanno crescendo vere e proprie “tribù del gusto”: community fisiche e digitali che condividono la stessa sensibilità verso l’approccio esperienziale al cibo. Sono gruppi trasversali, spesso nati da nicchie (come appassionati di sperimentazione olfattiva, fan delle cene multisensoriali o pionieri del food design) che poi si trasformano in veri e propri movimenti. A conferma di questo è il successo di piattaforme come Al.ta Cucina, una media-tech company con oltre 5,5 milioni di utenti che ha creato un'app dedicata alla cucina con oltre 100.000 iscritti nei primi tre mesi e 15.000 ricette caricate dalla community.
L’effetto è triangolare: da un lato, queste community alimentano la domanda di format sempre più audaci. Dall’altro, incoraggiano i ristoratori a reinventarsi con proposte innovative. Infine, realtà come i "sensory supper club” diventano canali di scouting per chef emergenti e location non convenzionali, azzerando la barriera tra chi crea e chi vive l’esperienza. Il ruolo dei social media diventa centrale: Instagram, Telegram e chat chiuse sono ambienti dove si diffondono recensioni, calendari di eventi esclusivi, inviti a cene segrete, scambi di ricette non convenzionali.
Le nuove guide: Michelin, Gambero Rosso e il ‘plus’ esperienziale
Se la Guida Michelin rimane fedele ai criteri tradizionali di eccellenza culinaria, cresce l'attenzione verso ristoranti che integrano dimensioni esperienziali. Il Gambero Rosso ha lanciato il progetto "Visionary Places" per valorizzare locali che uniscono cucina, arte e innovazione, mentre aumentano i format pop-up e temporary restaurant che attraggono un pubblico più curioso e meno legato alla ritualità classica.
Il food sensoriale interpreta il cambiamento sociale: cerca l’incontro tra ricerca, contaminazione, memoria e sorpresa. Le nuove tribù del gusto ne sono al tempo stesso motore e destinatarie, portando con sé valori di condivisione e inclusività. La sfida ora è andare oltre la spettacolarizzazione, per consegnare agli ospiti esperienze autentiche, evolutive, capaci di lasciare un ricordo vivo e personale. In questo panorama, le guide e le community diventano fari e laboratori, orientando l’evoluzione della ristorazione verso orizzonti sempre più ricchi, trasversali e multisensoriali.
