Sono le 13 di un giovedì di fine febbraio e fuori dalla Fondazione Prada, oggi, c'è già un mondo intero.
Alle 14 è prevista la sfilata autunno/inverno 2026 2027, che senza ombra di dubbio si conferma l'epicentro di un cortocircuito culturale capace di unire l'élite della Silicon Valley e il dinamismo travolgente del pop globale.
Ragazze e ragazzi in mise da anime, o quasi, presidiano da ore le transenne tappezzate da palloncini, sono dotate di zoom potenti e di una pazienza che non ho e che non ho mai avuto neanche alla loro età.. Sono tutte dotate di sgabello e le più agguerrite di scale (si, vere e proprie scale) che usano come osservatori. Cammino dietro di loro, facendomi spazio a fatica per evitare scatole di take away asiativo, bottiglie d'acqua, cilindri di bubble tea. I palloncini rossi gialli e blu dipingono l’aria di febbraio. Sono arrivate da tutta Italia, alcune dall'estero, per stare qui fuori mentre dentro si sfila l’ugly chic del prossimo inverno. Aspettano che dagli ncc dai vetri oscurati escano gli idol del K-pop, le star del Thai drama, i volti della musica pop cinese che Prada ha scelto come ambassador. Aspettano con una devozione che non ha niente da invidiare a quella che un tempo si riservava alle dive del cinema.
Dentro, negli spazi della “Cisterna” della Fondazione Prada, Miuccia Prada e Raf Simons hanno chiamato questa collezione "Inside Prada". Quindici modelle hanno indossato quattro look sovrapposti percorrendo la passerella quattro volte e togliendo uno strato ad ogni giro, svelando outfit nascosti. Bella Hadid in versione minimalista, tessuti stropicciati, zip, maglie ampie, gonne leggere. Capelli che sembrano portare i segni di una vita vissuta, non di una perfezione costruita. È quello che da anni chiamano ugly chic, un'estetica che non ha a che fare con la bruttezza e che cerca di raccontare qualcosa di più interessante, la profondità al posto della superficie, l'autenticità al posto della sensualità ostentata. Una moda che non vuole sedurre a prima vista ma che chiede di essere ascoltata e guardata meglio.
In prima fila Priscilla Chan con il marito Mark Zuckerberg, incastrato tra il presidente esecutivo Lorenzo Bertelli e l'amministratore delegato Andrea Guerra. La sua presenza ha fatto girare di nuovo voci che circolavano già da qualche tempo a proposito di un possibile accordo con Essilor Luxottica per sviluppare smart glasses a marchio Prada. Miuccia alla domanda dei colleghi di SkyTg24 ha risposto "forse, chissà", che nel lessico della moda è già quasi un sì. La tecnologia entra nel lusso, il lusso entra nella tecnologia. Non è una novità assoluta ma stavolta la scena era troppo costruita per essere casuale.
Fuori intanto gli idol, tra cui Karina delle Aespa, Win Metawin, Byeon Wooseok, Wooyoung (e altri) attraversano il cordone tra urla e flash. Ogni arrivo è un evento dentro l'evento, documentato in tempo reale da centinaia di telefoni alzati contemporaneamente. Le community globali di questi artisti si misurano in numeri che il fashion system tradizionale non aveva mai immaginato di intercettare. Prada li ha capiti prima di altri e li ha messi al centro della propria strategia, sapendo che portano con sé un pubblico giovane, internazionale e fedele. Un valore inestimabile che va ben oltre l’acquisto di una borsa.
La Fondazione oggi mi ha fornito flashback distopici di giovani donne attrezzate per ogni catastrofe psicocosmica (cit. Battiato), armate di sgabelli e macchine fotografiche che trasmettono volti e look levigati dalla moda, al mondo intero.
Mentre dentro si racconta un’ identità femminile complessa ma senza sbavature, un’identità che convive negli opposti dello stile ugly chic e che cerca una nuova narrazione attraverso il tecno-filantropo seduto in prima fila che progetta l’hi-tech griffato, fuori c'era un'altra storia sull'identità femminile: una comunità anti conformista che si fa fatica a definire con un aggettivo o uno stile. Le ho viste modellarsi e apprezzare la sbavatura, le ho viste scrivere “I love You” con un pennarello quasi esaurito ed esserne contente.