Una nuova estetica domina il modo in cui ci presentiamo al mondo: la «spontaneità curata». Quell'impressione che trasmette naturalezza senza rinunciare all'armonia. L'apparente «ho buttato lì due cose» è frutto di un sofisticato lavoro di selezione. Dai guardaroba agli interni delle case, la nonchalance va progettata.
Sui social, l'era dei selfie in posa lascia spazio a scatti mossi, luce naturale, inquadrature leggermente sbagliate. Le app offrono filtri che simulano pellicole vintage per ottenere quell'aspetto intimo e imperfetto. Ma è davvero verità o l'ennesima forma di rappresentazione?
Case vissute, mai troppo casuali
Scorrendo Instagram o Pinterest ci imbattiamo in interni che sembrano vita reale: cuscini spiegazzati, piante disordinate, libri aperti su un tavolo. Ogni dettaglio è però posizionato per enfatizzare calore e accoglienza. Le palette rimangono coerenti, le texture si combinano in armonia, l'illuminazione suggerisce comfort. Il caos è apparente, bilanciato per evitare che la stanza sembri trascurata.
Il fenomeno ha radici che risalgono al 2014, quando il termine «normcore», coniato dal collettivo newyorkese K-Hole, divenne virale. La pandemia ha poi accelerato la ricerca di autenticità negli spazi domestici e nel guardaroba. Nel 2025, l'estetica assume un nome preciso e viene codificata nei report di settore come «undone cool» o «stile effortless».
Outfit destrutturati e nuove forme di coolness
Il guardaroba vive una trasformazione simile. I look che fanno tendenza sembrano scaturiti dal caso: mix di capi oversize e accessori vintage, capelli raccolti in modo disinvolto, make-up «no make-up». Dietro ogni «fuori posto» c'è studio, ricercatezza. Gli stylist lavorano affinché l'insieme comunichi personalità senza cadere nella sciatteria.
Da Bella Hadid a Kendall Jenner, le modelle incarnano questo approccio anche fuori dalle passerelle: durante la Paris Fashion Week di settembre 2025, le due sono apparse all'Hôtel Costes con outfit studiati ma rilassati, mescolando pezzi vintage a capi sartoriali. Timothée Chalamet rappresenta invece l'estetica genderless e destrutturata, ridefinendo l'abbigliamento formale con scelte non convenzionali.
Sulle passerelle, il trend ha un nome preciso: «Undone Cool». Il report Heurit per la stagione autunno-inverno 2025/26 identifica questa tendenza nelle collezioni di Miu Miu, Tory Burch e Undercover, caratterizzata da silhouette rilassate e tailoring morbido. Anche l'hair styling conferma la direzione: per la sfilata autunno-inverno 2025 di Prada, Guido Palau ha reinterpretato il trend con acconciature cotonate e arruffate che evocano un autentico effetto «appena sveglia», una vera sfida all’idea di perfezione algoritmica e ai canoni convenzionali del beauty.
La realtà come strategia comunicativa
Questa estetica risponde a un bisogno profondo: sentirsi genuini pur restando all'interno di una narrazione controllata. I social media alimentano la tensione tra ciò che è «vero» e ciò che è «credibile», una dinamica che i brand stanno sfruttando per mostrarsi umani senza rinunciare all'engagement.
Secondo i trend del 2025, l'autenticità diventata strategia di marketing e comunicazione: gli utenti preferiscono contenuti spontanei, dietro le quinte e momenti reali rispetto alla perfezione patinata. La Generazione Z rifiuta l'estetica costruita, spingendo marchi e creator a mostrare vulnerabilità e trasparenza per costruire fiducia. Il risultato è un paradosso: l'imperfezione viene curata con la stessa attenzione che un tempo si riservava alla perfezione.
Il reale diventa scelta stilistica. Non si tratta di mostrare la vita autentica, ma di selezionare quale imperfezione raccontare. La vera abilità sta nel rendere credibile il disordine.
