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Le HR di domani, dovranno solo saper dare senso.

Ma tu lo sai che non ha ancora scelto l'università e non sappiamo come aiutarlo soprattutto poi dopo aver letto che l'intelligenza artificiale sostituirà i lavoratori . Costringilo a scegliere da solo. Senza pensare a quanto e quale lavoro troverà tra 3 o 5 anni. Saper scegliere, avere il gusto e la curiosità, avere uno spirito critico, sono competenze che lo aiuteranno .

Queste sono le conversazioni con le amiche che hanno i figli in odore di maturità scolastica.

Al netto della mia risposta dispettosa, è interessante porsi una domanda epica cosa dovranno saper fare, nei prossimi anni, coloro che avranno il compito di selezionare le persone? La domanda sembra semplice, ma apre scenari complessi. Le sfide davanti a noi sono chiare: la prima è la carenza di talenti. Il cambiamento demografico riduce la forza lavoro e quando l’economia ripartirà questo nodo diventerà ancora più evidente. Allo stesso tempo, cresce la paura che l’intelligenza artificiale spazzi via intere categorie professionali.

Dove sta la verità? Probabilmente nel mezzo. Alcuni lavori spariranno, altri nasceranno. La vera questione è se saremo disposti — e capaci — di reinventarci.

C’è poi un rischio ancora più sottile: se l’AI elimina i lavori entry-level, come formeremo i professionisti di domani?

Negli Stati Uniti è già un tema molto discusso; in Europa, meno. Ma la domanda resta: senza i “junior” di oggi, chi diventerà il senior di domani?

Per affrontare tutto questo, il futuro delle risorse umane si giocherà su due pilastri fondamentali: la tecnologia, che renderà i processi più efficienti e ci costringerà a ripensare ruoli e competenze; la cultura, intesa come capacità di dare senso al cambiamento e di tenere le persone motivate in un mondo che cambia continuamente.

Qui entra in gioco la leadership. Non quella fatta di slogan, ma quella autentica, capace di mostrarsi per ciò che è.

Una leadership che non indossa due maschere, privata e professionale, ma che sceglie la coerenza e costruisce fiducia e relazioni di lungo periodo. Accanto all’autenticità, servono altre doti: curiosità, apertura, tempo dedicato ad imparare. Chi guida e chi seleziona dovrà coltivarle come priorità, perché non è questione di avere tempo, ma di scegliere come impiegarlo. E allora il futuro dell’HR non sarà più fatto di scartoffie.

Sarà uno spazio ibrido, dove macchine e persone convivono.

Un luogo in cui l’HR non sarà l’amministratore delle paghe, ma il regista della convivenza tra esseri umani e intelligenze artificiali.

Non per sostituire l’umano, ma per amplificarlo.

Le responsabili delle Risorse Umane, avranno un'approccio edgy (cioè audace, fuori dagli schemi, un po’ ribelle), capace di trasmettere autenticità e vicinanza alle persone.

Perché sì, la tecnologia corre. Ma a fare davvero la differenza resteranno la cultura, le relazioni e la nostra capacità — umana — di dare senso a ciò che facciamo.

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