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Immagine di copertina per L'inondazione di Hito Steyerl nella mostra The Island, è una scelta

L'inondazione di Hito Steyerl nella mostra The Island, è una scelta

Hito Steyerl è una gran figa. Bando alle chiacchiere, è la prova più lucida di come l’arte contemporanea sia soprattutto lo specchio critico del nostro tempo. E’ una che ha studiato tanto, si è formata tra Germania, Giappone e Austria, studiando prima cinema a Monaco e a Kawasaki, per poi completare un dottorato in filosofia a Vienna. E’ una che parte dalla ricerca e scandaglia temi come la digitalizzazione, la sorveglianza, la globalizzazione dell’immagine, l’intelligenza artificiale, il capitalismo delle immagini, l’emergere di flussi visivi costanti.

Diciamo che la densità teorica e la stratificazione estetica di Hito Steyerl possono risultare un tantino dure da digerire, soprattutto perchè miscela tanti elementi prima di far partire la sua inondazione.

Ieri mattino, durante l’inaugurazione di The Island commissionata da Miuccia Prada, ed esposta all'Osservatorio di Fondazione Prada in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, l’artista ha esordito dicendo di essere stupita dalla presenza di tanti giornalisti..qui in Italia. (Si sarà forse imbattuta nella classifica World Press Freedom Index 2025 di Reporter senza frontiere che quest’anno ci vede al 49° posto? Ben tre posizioni in meno rispetto al 2024!). Ma tant’è.

“Questa mostra riguarda l'archeologia, la fisica quantistica e il fascismo.Tutti questi elementi combinati tra di loro si scontrano l'uno contro l'altro all'interno di questa installazione”, ha detto Hito aprendo la mostra.

E’ un’installazione composta principalmente da video, ed è curata nei minimi dettagli con lo scopo di mostrare o meglio di mettere in relazione, il tempo spazzatura tipico della tecnologia, ai tempi profondi tipici del tempo subacqueo e di quello neolitico, che sono al di fuori dello mondo artificiale delle civiltà umane.

Muoversi nel buio della mostra e tra le piattaforme richiede qualche abilità di concentrazione ulteriore. Cosa non facile perchè le sfere luminose, sono ipnotiche

Al primo livello ce ne sono due di sfere luminose che proiettano una scansione documentaria in 3D di un sito neolitico sommerso scoperto in Dalmazia. Molto interessante sia come contenuti che come realizzazione tecnica anche l’installazione composta da quattro schermi led mostrano in loop video documentari con interviste a figure chiave, tra cui il fisico quantistico Tommaso Calarco, l’archeologo Mate Parica, la storica del linguaggio Sachi Shimomura e l’autore Darko Suvin.

Salendo le scale, si arriva al secondo livello dove è stata allestita una sala che proietta il nuovo corto di 26 minuti di Hito Steyerl. 

L’artista ha ricreato l'atmosfera di un cinema e in modo particolare la sala in cui Darko Suvin vide il film Flash Gordon alla conquista di Marte negli anni quaranta, per cui ci sono poltrone rosse classiche da sala cinematografica collocate su una piattaforma la cui forma richiama l’isola sommersa.

Il film si sviluppa su quattro narrazioni interconnesse dal canto corale tradizionale detto Klapa eseguito dal coro locale Klapa Ivo Lozica. Immagini di oggetti, strutture e videointerviste rendono la proiezione piacevole e rivelatoria di inaspettati paesaggi per quanto mi riguarda. 

Questa mostra è un’immersione che definisco scomoda ma rivelatoria, appunto, grazie ad ologrammi con rumori quantistici, sfere con proiezioni archeologiche e video documentari che connettono il passato al futuro. Quella di Hito non è arte leggera anzi è pensata per rompere certezze e mettere in crisi. In questo senso non è sempre accessibile a tutti però consiglio di farci un salto, magari con i figli, meglio se adolescenti, perchè possono restarne stimolati soprattutto fruendo elementi archeologici in una dimensione futuribile inaspettata.

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